Nuova Collana Viator, intervista al Direttore della Collana

 

C’è quasi una moda, oggi, che riguarda i Cammini come quello di Santiago, forse il più conosciuto anche per la serie di film e documentari a riguardo. Non sempre, però, rispecchiano la realtà ma soprattutto il materiale in italiano per le vie meno battute è scarso, se non inesistente. Anche per questo l’editore Itinera Progetti ha deciso di lanciare una nuova collana con Riccardo Latini, amante della montagna che negli ultimi quindici anni si è appassionato ai sentieri «orizzontali», dedicandosi appunto ai Cammini.

«Saranno guide agili, utili a quanti desiderano mettersi in cammino, a piedi o in bicicletta, sulle antiche Vie. Ci saranno informazioni di base pratiche e una buona cartografia che dia una idea del Cammino che si è deciso percorrere. Non servono eccessivi dettagli perché è tutto segnato, sul sito che abbiamo intenzione di creare, invece, potrà esserci anche un elenco delle accoglienze», spiega Latini, che nella vita è professore di geografia.

Della collana, intitolata Viator (pellegrino, viandante) , farà parte anche "Il requiem del pellegrino", che raccoglie alcuni diari di viaggio di Latini. Le prime due guide, invece, riguarderanno un percorso dal Brennero a Ferrara, intitolato Per le antiche vie, e il Cammino di Le Puy-en-Velay. I volumi saranno disponibili da Aprile 2017.

Come si avvicina alla preparazione di uno dei suoi viaggi?

«Con lo studio, forse per difetto professionale. Passo lunghi periodi a leggere e studiare libri e altro che riesco a trovare nelle mie ricerche, soprattutto per i percorsi meno noti e frequentati a cui mi sono dedicato negli ultimi anni».

Qual è uno dei momenti che ricorda più volentieri?

«Sono un camminatore di montagna. Per anni mi sono dedicato alla montagna. Poi, nell’ultimo quindicennio, mi sono dedicato ai sentieri più orizzontali, alla frequentazione e scoperta di antiche Vie di Fede. Sui Cammini ho quasi sempre avuto la bicicletta, ma di fatto sono un falso ciclista perché cammino molto spingendola. La mia passione mi ha permesso di vivere la storia e la geografia dei luoghi attraversati dal “vivo” e non solo su una carta geografica o sui libri. Di momenti particolari da raccontare ce ne sarebbero molti e qualcuno si può anche trovare in Il Requiem del Pellegrino, che l’editore ha deciso di pubblicare. Però una cosa vorrei sottolinearla: ogni Cammino percorso, e fino ad oggi sono più di venti per circa 19 mila km, è stato una storia a sé, unica e assoluta anche quando ho ripercorso lo stesso Cammino».
Che caratteristiche bisogna avere per avvicinarsi a “un’avventura” come il cammino di Santiago?

«Una precisazione. Frequentare i Cammini non è e soprattutto non deve diventare “un’avventura”, anche se la recente moda di “fare” i Cammini - e non percorrerli - è dilagata oltre ogni immaginabile previsione e nelle librerie e si trovano racconti di avventure incredibili. Comunque, per avvicinarsi ai Cammini di Santiago, almeno quelli più noti e frequentati, non sono richieste particolari abilità, basta solo aver esperienza di lunghe camminate e capacità di sapersi gestire mentalmente e fisicamente, cosa che, come ho potuto verificare, non sempre avviene».

Che cosa si può portare indietro da un viaggio del genere?

«Tutto o niente. Risposta un po’ evasiva, ma dipende da come si è partiti, dalle aspettative. I più sono partiti per moda, perché hanno letto, sentito raccontare di storie fantastiche che vorrebbero vivere. Per non parlare dei film e documentari che spesso alterano la reale vita dei Cammini. Certo, lungo i Cammini ho incontrato anche persone che pregavano e per loro provo grande rispetto e un pizzico di invidia. Io consiglio sempre di partire senza aspettarsi nulla, tanto meno ricercare alcunché.

Però, se si è vissuta l’esperienza del Cammino in leggerezza, si può ri/scoprire che si può fare a meno di tutto quel superfluo che siamo stimolati ad acquistare, avere, da una società diventata troppo consumistica. Per qualcuno poi c’è la riscoperta della fede religiosa. In fin dei conti, lungo quei percorsi si è sviluppata e tramandata la storia del cristianesimo europeo con le sue storie-leggende».

Che cosa le piacerebbe che passasse al pubblico del progetto?

«Che i Cammini di Santiago e simili sono alla portata di tutti, credenti o non. Basta solo percorrerli (non farli) con un poco di umiltà anche se non si è veri credenti. Perché, come dice Goethe: lungo quelle antiche Vie si è creata l’Europa».



 


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